logotype
image1 image1 image1

La Fondazione Giorgio Gaber nasce nel 2006, proseguendo nell'attivita' svolta dall'omonima Associazione Culturale costituitasi all'indomani della scomparsa dell'artista. Gli obiettivi principali della Fondazione sono la divulgazione e la valorizzazione della figura e dell'opera dell'artista rivolta in particolare alle fasce di pubblico piu' giovane.

Il Porcellino (prosa)

 

Testo Il Porcellino (prosa) - 1981/1982

 

Caro Gismondo, come andiamo eh? Va sempre peggio... ah mi sono permesso di portarti un mandarancio, ma figurati, era il minimo. Non lo mangi? Ah una palla? Bene, o un ricordo?
Dunque avanti, cominciamo, come ti devi mettere? Bravo, vedi che quando vuoi capisci, eh, perché figliolo la parole, è importante sai, ha un suono, una musica. Se tu a uno gli fai, zitto, quello sta zitto. Perché zzz... zzitto! Se invece gli fai, quieto, quello si quieta, perchè, quieto, acquieta. Una musica eh, sta a sentire Gismondo, amore ... amore... non ti si apre il cuore? Amoreee, non ti si apre il cuore, va bè. Ascolta Gismondo, io non vorrei mai essere troppo severo nei tuoi confronti, ma nean¬che permissivo, avanti, mangia il mandarancio.
Certo, la parola non è tutto, specialmente per te, e ti do atto che esistono dei linguaggi più semplici e misteriosi, forse anche più immediati e veri. Che sarebbero poi quelli della comunicazione, autre, autre eh, il gioco per esempio, certo, il gioco, va benissimo, facciamo un gioco, si, facciamo  quel giochino, che uno deve ritirare le mani pri¬ma che l’altro colpisca. E’ un giochino di prontezza di riflessi si, da piccolo lo facevo col gatto, tac, ma poi si litigava, uuh, si litigava a morte perché io... pa pa pa, gli facevo certi zamponi... si sa, lo sport degenera sempre. E tutti che mi dicevano, vigliacco, te la prendi perché è più piccolo. Intanto non si possono sempre avere a disposizione degli elefanti, e poi mi non mi sono mai piaciuti gli animali intelligenti, sono già viziati, non c’è dialogo. Il cane mi fa schifo, con que¬gli occhi, da cane. 
E i padroni che ci parlano, ma capisci, parlano coi ca¬ni. Gismondo, ti vedo distratto eh,  forse  sei un po’ imbecille. Meglio, meglio, l’intelligenza non solo è superflua, ma intralcia, autre. Certo, è la fisicità che conta, tu saprai certamente, che di fronte all’eros, alla, alla libido eh, certi istinti sono uguali per tutti, forse lì, potremmo capirci.
Gismondo, mi vuoi un po’ di bene? Potresti innamorarti di me. Un domani. Respinto. Non importa, non mi offendo, non sono il tuo tipo, va bè, ma credimi guarda, guarda che l’amore è importante sai, l’amore è importante per trovare un punto di intesa, una penetrazione più...voglio dire, ci sarà pure qualcosa che ci accomuna, una strada, qualcosa che valga per me e per te,  forse esistono delle cose ancora più semplici, eterne, assolute. La morte. Ah ah ah, ti ho fregato, la morte, giusto, ma che ne so io della morte?  Si però,
deve essere una cosa bella eh, un attimo in cui tutto si rivela, e avresti voglia di dire, ecco, è cosi.
Ho visto un porcellino morire un giorno, ti interessa? Soffriva sai, mi guardava fisso e gemeva, era come una specie di calma, poi il cuore ha comincia¬to a battergli forte ma era bravo, sai?  Ho avvertito che avremmo potuto capirci, bastava pochissimo, non era un agonizzante esigen¬te. Forse perchè aveva capito, che  quando si muore bisogna anche
godere. Se i morenti piangono ancora, è perché non godono abbastanza. Certo il peggio è per chi assiste, le poche frasi balbettate annunciano solo, stupore fastidio, vo¬glia di togliersi dall’imbarazzo, e qualche volta anche, paura e schifo. Certo il peggio è per chi assiste, e mio padre moriva. Io l’avevo già visto molto malato, ma quella volta era diverso. Mio padre se ne andava di attimo in attimo, e io rimanevo di fronte a lui per compatire. Capivo che lui non mi ritrovava, ma non ba¬sta capire, bisognerebbe essere, dovevo trovare in me un uomo più grande di me, per aiutarlo a morire dolcemente. Ma c’ero solo io,  questo. 
E mi mancava la possibilità di dire una cosa a un altro. Questa io non ce l’avevo, provai ad allungare una mano, ma con paura, senza amore. Forse è solo questo che possiamo fare senza ingannare noi stessi. 
Sudava goc¬ce cosi grosse, che sembrava piangesse con tutto il corpo. In quei momen¬ti, è seccante essere diventati poveri come si è. Si manca di quasi tutto quello che occorre per aiutare qualcuno a morire.
Mio padre, era solo. Ma se non esiste più neanche un essere, magari in qualche parte del mon¬do, con cui puoi... 
Sono solo, sono solo, sono solooooooooo.

 

Dall'album Anni Affollati - tracce:

 

Anni Affollati 1981/1982

 

PRIMO TEMPO

  1. Anni Affollati
  2. Il Presente (prosa)
  3. Gildo
  4. L'Ultimo Uomo (prosa)
  5. Al Termine Del Mondo
  6. L'Illogica Allegria
  7. La Masturbazione (prosa)
  8. '1981'

 

SECONDO TEMPO

  1. Pressione Bassa
  2. L'Anarchico (prosa)
  3. Il Sosia
  4. Il Dilemma
  5. Il Porcellino (prosa)
  6. Io Se Fossi Dio
  7. Il Futuro (prosa)
  8. L'Attesa 

 

 

Joomla SEF URLs by Artio

CONTATTI:

Fondazione Giorgio Gaber - Piazza Aspromonte, 26 - 20131 Milano (mappa)

Tel: 02 202334

Email: info@giorgiogaber.it

LINKS:

You Tube Facebook

My Space Twitter

SEZIONI:

Harari

Copyright 2015 - Fondazione Giorgio Gaber - Piazza Aspromonte, 26 - 20131 Milano

Sviluppo web - sviluppo sito web

Per offrirti un'esperienza di navigazione ottimizzata questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy. Per avere maggiori informazioni riguardo ai cookie consulta la nostra Cookie Policy.Accetta